Lettera del Presidente Centro Studi SIP – Prof. Mario Polverino

A cospetto della lettera aperta del prof Richeldi avrei preferito fare a meno di alimentare di nuovo le fibrillazioni che oramai sono note a tutti e che hanno visto la famiglia autenticamente dilaniata.

Sono però costretto a poche puntualizzazioni, mi auguro in via definitiva, a difesa del buon nome di Centro Studi SIP e di quanti hanno convintamente creduto con me che si potesse mettere insieme quelle che amiamo dire le due anime. Censurando ancora una volta l’addebito offensivo, che mi si rivolge, di motivazioni meramente formali e dunque pretestuose. Esattamente, voglio aggiungere, come annotava l’avv. Bellicini in una corrispondenza con il mio legale di riferimento.

Voglio allora ricordare che le due associazioni, nello schema organizzativo apprestato, restavano autonome, ancorchè indirizzate ad una attività condivisa; indirizzo reso plastico dal patto n. 3 dello Statuto di SIP quando vincola questa associazione a promuovere la ricerca scientifica e clinica “per il tramite di Centro Studi SIP/IRS”. Un vincolo forte e chiaro, allora, ma nei fatti completamente eluso perché non gradito.

E, nei fatti, dall’inizio del 2019 ogni attività collaborativa è stata interrotta con la mia completa esclusione da ogni decisione sulla progettualità scientifica innanzitutto. Nel giugno la Segreteria Tecnica (In&Fo&Med srl), vero braccio operativo dei fratelli coltelli, indisse una seduta consiliare di Centro Studi senza alcun ordine del giorno. Non ritenni di partecipare, anche perché nel frattempo attardato da problemi di salute non lievi, ed in ogni caso alla seduta parteciparono solo quattro -su dieci- dei consiglieri in carica. Tre giorni prima della seduta pervenne dalla Segreteria una integrazione di convocazione che inseriva nell’ODG, prima mancante, e tra l’altro, la costituzione di un’ impresa speciale per la gestione dei
Registri di Patologia SIP/Centro Studi. La seduta mancava clamorosamente del quorum costitutivo, insomma non andava nemmeno celebrata, ma i pochissimi presenti, in beata solitudine, deliberarono la costituzione di una società di capitali, denominata DHRR srl, insieme ad In&Fo&Med srl e ad una ulteriore Associazione (cui era riservata una quota di maggioranza relativa). Centro Studi SIP, infine, restava completamente esclusa dall’Organo di gestione di questa società che, voglio ricordare, come attività avrebbe dovuto fare esattamente le stesse cose che statutariamente fa Centro Studi SIP (insomma invece
che percorsi operativi congiunti addirittura la creazione di enti paralleli in conflitto di interessi).

Insorsi subito e vibratamente, e certo non per motivi formali, stante il fatto che l’accadimento sanciva in maniera evidente la divaricazione di interessi delle due anime.
Nonostante ciò, la nuova società DHRR srl fu costituita egualmente. E non bastò: perché, con una iniziativa che ho considerato fortemente offensiva, la maggioranza dei consiglieri di Centro Studi SIP (facenti capo all’altra anima), rassegnò immediatamente le dimissioni provocando la decadenza dell’intero Consiglio Direttivo di Centro Studi SIP. La manovra era intesa a decapitare Centro Studi SIP per evitarne reazioni, e così fu: nel palese fine di evitare atti di contrasto evidentemente temuti.

In quel momento è apparso evidente che le due anime erano in contrasto irrimediabile, e non formale, per cui è iniziato un discorso di separazione definitiva avviato dai consulenti delle varie compagini.

In questi frangenti è stato appreso che tutte le associazioni, già a far data dalla loro unione operativa, accumulavano ogni anno perdite sempre più consistenti, e fa molto male leggere oggi dal prof. Richeldi che queste perdite sarebbero dovute alla disarmonia delle anime, disarmonia che è esplosa solo nel 2019.

A questo punto gli approcci fra i rispettivi studi di riferimento per ricomporre il tutto si sono interrotti, soprattutto perché da parte di Centro Studi SIP si voleva capire (e si vorrebbe capire tuttora) come mai le attività congiunte hanno provocato perdite consistenti. L’ultima mossa, in linea con il comportamento precedente dell’altra anima, è stata quella di deliberare la sospensione dei soci di SIP per così dire dissenzienti, cosa a sua volta grave ed offensiva, ed offensiva ad personam.

La lettera aperta del prof. Richeldi richiama poi il fascino dell’embrasson nous ed il miraggio del figliol prodigo e del vitello grasso, pur ammettendo il suo fallimento (unico argomento che condivido).

Se tutto quanto innanzi costituisce materia di pretesti formali, ognuno è in grado di giudicare: io ho operato ed opero nell’esclusivo interesse della associazione e degli associati, senza cercare vetrine mediatiche, in questo periodo molto ambite, e restando impegnato in maniera durissima nelle responsabilità che mi sono state conferite per la nota pandemia sul territorio della Provincia di Salerno (ben vero come tantissimi).

Rivendico la correttezza assoluta di tutto quanto ho fatto, e voglio aggiungere che ci sarà pure un motivo per il quale dovrà celebrarsi di qui a poco un’assemblea per lo scioglimento di DHRR, scioglimento che chiesi subito e che fu considerato come un capriccio da neonato frignante.

Come presidente del Centro Studi non ritornerò ulteriormente sull’argomento, e posso solo
aggiungere che una riunificazione fra le due anime attraverso i soggetti che hanno ad oggi operato dettando una pagina buia della pneumologia mi pare almeno problematica. E non sarà in ogni caso una squallida sospensione dal rapporto sociale ad impedirmi di continuare a fare quello che credo vada fatto: in trasparenza ed onestà.

Lì, 16 luglio 2020
Il Presidente del Centro Studi S.I.P.

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